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    25 anni fa il martirio di suor Maria Laura Mainetti

    «Dobbiamo guardare alla beata Maria Laura Mainetti come a una testimone di vita». Ad affermarlo è l’arciprete di Chiavenna, monsignor Andrea Caelli. Suor Maria Laura «è un modello per i giovani, ma soprattutto per gli adulti. È un esempio per i processi educativi: nell’ascolto, nella prossimità, nell’incontro, nella fiducia da dare ai giovani. Pensiamo alla sua capacità di “stare accanto”, senza giudicare. I giovani oggi hanno bisogno di adulti capaci di maternità e paternità. Un altro aspetto presente in lei è la capacità di dare fiducia, responsabilità. Penso che la beata Maria Laura continui a parlare ai giovani proprio per lo stile e le modalità con cui è stata in mezzo a loro».

    «Era veramente una donna di Dio… Posso dire di aver imparato a conoscere a fondo suor Maria Laura solo dopo la sua morte e ho avuto la conferma di quanto fosse una persona straordinaria». È il ricordo commosso di suor Beniamina Mariani, che della beata Mainetti è stata amica fin dai tempi della formazione. È stata suor Beniamina a raccogliere gli scritti della suora, tradotti e diffusi in tutto il mondo. «Suor Maria Laura – aggiunge suor Beniamina – cominciava ogni giornata davanti al Santissimo, in silenzio, un’ora in preghiera. Sulla porta della chiesa c’era scritto: “Entra per pregare, esci per amare”. Se penso alle giornate vissute con lei, erano piene di attenzioni per tante persone, ma i giovani erano sempre al centro. I giovani sono spesso i meno compresi, quelli più in difficoltà. Hanno bisogno di verità, di attenzione. Suor Maria Laura li aveva capiti. E aveva capito che dovevano essere al centro della sua missione».

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    La Beata Suor Maria Troncatti

    In vista della Canonizzazione della Beata Maria Troncatti, Figlia di Maria Ausiliatrice missionaria nata a Córteno Golgi, il 16 febbraio 1883 e morta a Sucúa, in Ecuador, il 25 agosto 1969, si moltiplicano le iniziative per conoscere meglio la figura della Beata, il suo messaggio e la sua attualità.

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    Messaggio alla Diocesi sul nuovo Papa Leone XIV

    Oggi 18 maggio il Vescovo Cantoni ho concelebrato la Messa di inizio pontificato del Santo Padre, al secolo cardinale Robert Francis Prevost, che, fino alla morte di Papa Francesco, è stato, fra i diversi incarichi, anche prefetto del Dicastero dei Vescovi, del quale il cardinale Cantoni è membro. Proprio questa reciproca conoscenza è ulteriore motivo di gioia per l’elezione di Leone XIV. Qui di seguito il messaggio alla Diocesi di Como.

    Ai fratelli e sorelle della Chiesa di Como

    Ora che, tra la gioia comune, abbiamo ricevuto dal Signore il dono di un nuovo Papa, prima ancora che ritorni in diocesi, vorrei confidarvi alcune riflessioni, che condivido soprattutto sollecitato da quanti di voi mi hanno contattato in questi giorni, mi hanno incoraggiato e sostenuto nella preghiera, anche a nome di tutta la Comunità diocesana, che ho avvertito in stretta comunione.

    Posso affermare in tutta verità di aver vissuto una grande e intensa esperienza di fede, unica nel suo genere, avendo condiviso con gli altri padri cardinali momenti di preghiera, di ascolto, di conoscenza delle diverse situazioni della Chiesa nel mondo e soprattutto la comune, commovente ricerca della volontà di Dio nelle ore in cui abbiamo vissuto in Conclave, nella cappella Sistina.

    Nessuna manipolazione esterna e nemmeno interna, nessun tentativo di presentare candidati preferiti dai mass media e dati per sicuri, ma solo il desiderio sincero di cercare il bene della Chiesa e del mondo, in un momento di tanto disorientamento e difficoltà. Dalla ricchezza delle proposte ho compreso come la Chiesa abbia ancora molto da offrire al mondo, ansiosamente alla ricerca di motivi di vita e di speranza.

    Posso affermare con sicurezza, ma anche con tanto stupore, come lo Spirito Santo abbia guidato ciascuno di noi a scegliere un candidato adatto alla realtà di oggi, partendo da motivazioni tanto diverse, per giungere, e così velocemente, a intravvedere la persona giusta, la più qualificata per l’oggi della Chiesa e del mondo. Si è trattato, come ho scritto in precedenza, di giungere a individuare e riconoscere Colui che il Signore aveva già scelto.

    Così è emerso un candidato le cui caratteristiche erano già state intraviste e condivise nei giorni del pre-conclave e che si sono ulteriormente precisate, per comune ispirazione dello Spirito Santo, durante le ore del Conclave. Ecco allora la figura semplice, umile, mite, ma anche ben determinata, del cardinale Robert Francis Prevost, che già avevo avuto la gioia di apprezzare nei vari incontri del Dicastero dei Vescovi, ai quali partecipo periodicamente, da almeno tre anni.

    I doni della santissima Trinità misericordia sono sempre inediti, così che agli occhi di molti l’annuncio del nuovo Papa ha stupito, perché imprevisto. Così agisce Dio che ha a cuore le sorti dell’umanità e non permette che il soprannaturale splendore della sposa di Cristo si offuschi. Cosi ha agito l’entusiasmo della folla tanto imponente che ha salutato il nuovo Papa presentatosi alla loggia di San Pietro giovedì 8 maggio, nel giorno della Madonna di Pompei. Così certamente avete reagito voi nelle vostre abitazioni alla notizia del nuovo vescovo di Roma e pastore della Chiesa universale. Aiutiamoci a comprendere e a seguire i suoi insegnamenti per poter dire di essere una sola cosa con Lui.

    Oscar card. CANTONI

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    Il Vescovo Oscar scrive alla Diocesi

    Cari fratelli e sorelle, membri del popolo di Dio che è in Como,

    da alcuni giorni, come sapete, sono a Roma, prima per i funerali di papa Francesco e ora coinvolto con i cardinali di tutto il mondo nel pre-conclave: una esperienza unica e irripetibile, anche se piuttosto complessa. Vorrei confidarvi quanto profondo e intenso sia il legame che avverto tra noi, cristiani della nostra Chiesa, compresi tanti uomini e donne di buona volontà, come pure con i membri della Chiesa diffusa su tutta la terra. È una esperienza fortissima di comunione, perché da ogni parte della Chiesa sale incessante a Dio un’unica e compatta preghiera. “Donaci, Signore, un nuovo Pastore secondo il tuo cuore”.

    Così ho avvertito la necessità di assicurare questa speciale vicinanza con tutti voi, membri della Chiesa di Como, che sicuramente pregate e vivete questo particolare momento con speciale intensità, visto che il vostro Vescovo è chiamato, per un misterioso disegno divino, a vivere questa esperienza unica: cioè di essere interprete della volontà di Dio, così da giungere, insieme a tutto il Collegio cardinalizio, ad individuare colui che il Signore Gesù ha già scelto e che deve essere solo riconosciuto.

    Vi ringrazio delle vostre preghiere, dei messaggi brevi, ma particolarmente eloquenti, di quanti mi hanno inviato indirizzi di preghiera molto significativi. È infatti lo Spirito Santo che va invocato con forza, insieme a tanta fiducia, perché è Lui il grande protagonista.

    Ci illumini gli occhi della nostra mente perché attraverso il nuovo pontefice, la Chiesa sia di nuovo dotata di un pastore che annunci Cristo signore come unico salvatore e la guidi ad essere testimone della sua misericordia nei confronti delle persone e dei popoli, promuovendo la pace e giustizia. Lo faccia attraverso quel linguaggio semplice e familiare di papa Francesco, che ha conquistato il cuore di tantissima gente, presentando una Chiesa povera, sobria e sorridente, a immagine di Colui che l’ha fondata.

    Saluto con affetto ciascuno di voi, benedico le nostre famiglie, e la famiglia delle famiglie, che sono le nostre Comunità parrocchiali, con tutti i nostri amati pastori.

    Città del Vaticano, 1 maggio 2025

    Oscar card. CANTONI

    Vescovo di Como

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    Funerali di Papa Francesco

    In questa maestosa piazza di San Pietro, nella quale Papa Francesco tante volte ha celebrato l’Eucarestia e presieduto grandi incontri nel corso di questi 12 anni, siamo raccolti in preghiera attorno alle sue spoglie mortali col cuore triste, ma sorretti dalle certezze della fede, che ci assicura che l’esistenza umana non termina nella tomba, ma nella casa del Padre in una vita di felicità che non conoscerà tramonto.

    A nome del Collegio dei Cardinali ringrazio cordialmente tutti per la vostra presenza. Con intensità di sentimento rivolgo un deferente saluto e vivo ringraziamento ai capi di Stato, ai capi di governo e alle delegazioni ufficiali venute da numerosi Paesi ad esprimere affetto, venerazione e stima verso il Papa che ci ha lasciati.

    Il plebiscito di manifestazioni di affetto e di partecipazione, che abbiamo visto in questi giorni dopo il suo passaggio da questa terra all’eternità, ci dice quanto l’intenso Pontificato di Papa Francesco abbia toccato le menti ed i cuori. La sua ultima immagine, che rimarrà nei nostri occhi e nel nostro cuore, è quella di domenica scorsa, Solennità di Pasqua, quando Papa Francesco, nonostante i gravi problemi di salute, ha voluto impartirci la benedizione dal balcone della Basilica di San Pietro e poi è sceso in questa piazza per salutare dalla papamobile scoperta tutta la grande folla convenuta per la Messa di Pasqua.

    Con la nostra preghiera vogliamo ora affidare l’anima dell’amato Pontefice a Dio, perché Gli conceda l’eterna felicità nell’orizzonte luminoso e glorioso del suo immenso amore. Ci illumina e ci guida la pagina del Vangelo, nella quale è risuonata la voce stessa di Cristo che interpellava il primo degli Apostoli: “Pietro, mi ami tu più di costoro?”. E la risposta di Pietro era stata pronta e sincera: “Signore, Tu conosci tutto; Tu sai che ti voglio bene!”. E Gesù gli affidò la grande missione: “Pasci le mie pecore”. Sarà questo il compito costante di Pietro e dei suoi Successori, un servizio di amore sulla scia del Maestro e Signore Cristo che “non era venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per tutti” (Mc.10,45).

    Nonostante la sua finale fragilità e sofferenza, Papa Francesco ha scelto di percorrere questa via di donazione fino all’ultimo giorno della sua vita terrena. Egli ha seguito le orme del suo Signore, il buon Pastore, che ha amato le sue pecore fino a dare per loro la sua stessa vita. E lo ha fatto con forza e serenità, vicino al suo gregge, la Chiesa di Dio, memore della frase di Gesù citata dall’Apostolo Paolo: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere” (Atti, 20,35).

    Quando il Card. Bergoglio, il 13 marzo del 2013, fu eletto dal Conclave a succedere a Papa Benedetto XVI, aveva alle spalle gli anni di vita religiosa nella Compagnia di Gesù e soprattutto era arricchito dall’esperienza di 21 anni di ministero pastorale nell’Arcidiocesi di Buenos Aires, prima come Ausiliare, poi come Coadiutore e in seguito, soprattutto, come Arcivescovo. La decisione di prendere il nome Francesco apparve subito come la scelta di un programma e di uno stile su cui egli voleva impostare il suo Pontificato, cercando di ispirarsi allo spirito di San Francesco d’Assisi. Conservò il suo temperamento e la sua forma di guida pastorale, e diede subito l’impronta della sua forte personalità nel governo della Chiesa, instaurando un contatto diretto con le singole persone e con le popolazioni, desideroso di essere vicino a tutti, con spiccata attenzione alle persone in difficoltà, spendendosi senza misura, in particolare per gli ultimi della terra, gli emarginati.

    È stato un Papa in mezzo alla gente con cuore aperto verso tutti. Inoltre è stato un Papa attento al nuovo che emergeva nella società ed a quanto lo Spirito Santo suscitava nella Chiesa. Con il vocabolario che gli era caratteristico e col suo linguaggio ricco di immagini e di metafore, ha sempre cercato di illuminare con la sapienza del Vangelo i problemi del nostro tempo, offrendo una risposta alla luce della fede e incoraggiando a vivere da cristiani le sfide e le contraddizioni di questi nostri anni di cambiamenti, che amava qualificare “cambiamento di epoca”. Aveva grande spontaneità e una maniera informale di rivolgersi a tutti, anche alle persone lontane dalla Chiesa.

    Ricco di calore umano e profondamente sensibile ai drammi odierni, Papa Francesco ha realmente condiviso le ansie, le sofferenze e le speranze del nostro tempo della globalizzazione, e si è donato nel confortare e incoraggiare con un messaggio capace di raggiungere il cuore delle persone in modo diretto e immediato. Il suo carisma dell’accoglienza e dell’ascolto, unito ad un modo di comportarsi proprio della sensibilità del giorno d’oggi, ha toccato i cuori, cercando di risvegliare le energie morali e spirituali.

    Il primato dell’evangelizzazione è stato la guida del suo Pontificato, diffondendo, con una chiara impronta missionaria, la gioia del Vangelo, che è stata il titolo della sua prima Esortazione Apostolica Evangelii gaudium. Una gioia che colma di fiducia e speranza il cuore di tutti coloro che si affidano a Dio. Filo conduttore della sua missione è stata anche la convinzione che la Chiesa è una casa per tutti; una casa dalle porte sempre aperte. Ha più volte fatto ricorso all’immagine della Chiesa come “ospedale da campo” dopo una battaglia in cui vi sono stati molti feriti; una Chiesa desiderosa di prendersi cura con determinazione dei problemi delle persone e dei grandi affanni che lacerano il mondo contemporaneo; una Chiesa capace di chinarsi su ogni uomo, al di là di ogni credo o condizione, curandone le ferite.

    Innumerevoli sono i suoi gesti e le sue esortazioni in favore dei rifugiati e dei profughi. Costante è stata anche l’insistenza nell’operare a favore dei poveri. È significativo che il primo viaggio di Papa Francesco sia stato quello a Lampedusa, isola simbolo del dramma dell’emigrazione con migliaia di persone annegate in mare. Nella stessa linea è stato anche il viaggio a Lesbo, insieme con il Patriarca Ecumenico e con l’Arcivescovo di Atene, come pure la celebrazione di una Messa al confine tra il Messico e gli Stati Uniti, in occasione del suo viaggio in Messico. Dei suoi 47 faticosi Viaggi Apostolici resterà nella storia in modo particolare quello in Iraq nel 2021, compiuto sfidando ogni rischio. Quella difficile Visita Apostolica è stata un balsamo sulle ferite aperte della popolazione irachena, che tanto aveva sofferto per l’opera disumana dell’ISIS. È stato questo un Viaggio importante anche per il dialogo interreligioso, un’altra dimensione rilevante della sua opera pastorale. Con la Visita Apostolica del 2024 a quattro Nazioni dell’Asia-Oceania, il Papa ha raggiunto “la periferia più periferica del mondo”.

    Papa Francesco ha sempre messo al centro il Vangelo della misericordia, sottolineando ripetutamente che Dio non si stanca di perdonarci: Egli perdona sempre qualunque sia la situazione di chi chiede perdono e ritorna sulla retta via. Volle il Giubileo Straordinario della Misericordia, mettendo in luce che la misericordia è “il cuore del Vangelo”. Misericordia e gioia del Vangelo sono due parole chiave di Papa Francesco. In contrasto con quella che ha definito “la cultura dello scarto”, ha parlato della cultura dell’incontro e della solidarietà. Il tema della fraternità ha attraversato tutto il suo Pontificato con toni vibranti. Nella Lettera Enciclica “Fratelli tutti” ha voluto far rinascere un’aspirazione mondiale alla fraternità, perché tutti figli del medesimo Padre che sta nei cieli. Con forza ha spesso ricordato che apparteniamo tutti alla medesima famiglia umana.

    Nel 2019, durante il viaggio negli Emirati Arabi Uniti, Papa Francesco ha firmato un documento sulla “Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune”, richiamando la comune paternità di Dio. Rivolgendosi agli uomini e alle donne di tutto il mondo, con la Lettera Enciclica Laudato si’ ha richiamato l’attenzione sui doveri e sulla corresponsabilità nei riguardi della casa comune. “Nessuno si salva da solo”. Di fronte all’infuriare delle tante guerre di questi anni, con orrori disumani e con innumerevoli morti e distruzioni, Papa Francesco ha incessantemente elevata la sua voce implorando la pace e invitando alla ragionevolezza, all’onesta trattativa per trovare le soluzioni possibili, perché la guerra – diceva – è solo morte di persone, distruzioni di case, ospedali e scuole. La guerra lascia sempre il mondo peggiore di come era precedentemente: essa è per tutti sempre una dolorosa e tragica sconfitta. “Costruire ponti e non muri” è un’esortazione che egli ha più volte ripetuto e il servizio di fede come Successore dell’Apostolo Pietro è stato sempre congiunto al servizio dell’uomo in tutte le sue dimensioni.

    In unione spirituale con tutta la Cristianità siamo qui numerosi a pregare per Papa Francesco perché Dio lo accolga nell’immensità del suo amore. Papa Francesco soleva concludere i suoi discorsi ed i suoi incontri dicendo: “Non dimenticatevi di pregare per me”. Caro Papa Francesco, ora chiediamo a Te di pregare per noi e che dal cielo Tu benedica la Chiesa, benedica Roma, benedica il mondo intero, come domenica scorsa hai fatto dal balcone di questa Basilica in un ultimo abbraccio con tutto il popolo di Dio, ma idealmente anche con l’umanità che cerca la verità con cuore sincero e tiene alta la fiaccola della speranza.

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    Servizio alla mensa dei poveri di Sondrio

    Il 22 aprile, noi ragazzi di seconda e terza media siamo andati, insieme a don Giacomo e le catechiste a servire alla mensa dei poveri di Sondrio. Una volta arrivati ci siamo divisi i compiti con i volontari della mensa e abbiamo iniziato a lavorare; c’era chi pelava la verdura e la frutta, chi sistemava i vassoi, chi spremeva le arance e chi tagliava il pane e l’affettato. Poi ci siamo preparati per accogliere le persone e, a mezzogiorno, abbiamo aperto le porte. Abbiamo collaborato tra di noi e abbiamo servito ben 179 persone. Mentre servivamo il cibo osservavamo la gente che ci ritrovavamo davanti: ogni persona aveva una storia diversa da raccontare che si intravedeva nei suoi occhi. La mensa è aperta solo per pranzo ma a molte persone, che non hanno un tetto sopra la testa, vengono date delle vaschette con la cena già pronta, siccome non hanno un posto dove poter cucinare qualcosa, in modo che possano mangiare anche la sera. Quando abbiamo finito di servire, dopo che l’ultima persona se n’era andata, abbiamo mangiato tutti assieme quello che avevamo cucinato. Una volta finito di pranzare abbiamo sparecchiato, pulito i tavoli, le sedie e il pavimento e abbiamo lavato, asciugato e sistemato le posate, i bicchieri e i piatti. E’ stata un’esperienza molto interessante e istruttiva ma anche divertente e allegra perché, essendo un gruppo di amici, ci siamo divertiti molto anche a svolgere i compiti più “brutti e banali”, come, per esempio, asciugare le posate.
    Un grazie di cuore ai volontari di “Immensa” che offrono ogni giorno il loro tempo per le persone in difficoltà e ci hanno permesso di vivere una giornata di impegno insieme a loro!

    Una volta finito di pranzare abbiamo sparecchiato, pulito i tavoli, le sedie e il pavimento e abbiamo lavato, asciugato e sistemato le posate, i bicchieri e i piatti. E’ stata un’esperienza molto interessante e istruttiva ma anche divertente e allegra perché, essendo un gruppo di amici, ci siamo divertiti molto anche a svolgere i compiti più “brutti e banali”, come, per esempio, asciugare le posate. Un grazie di cuore ai volontari di “Immensa” che offrono ogni giorno il loro tempo per le persone in difficoltà e ci hanno permesso di vivere una giornata di impegno insieme a loro!

    Clotilde, Edoardo, Isacco, Mattia,

    Nicola, Nicolas, Samuele, Samuel.