Avvisi

AVVISI PARROCCHIALI

  • Avvisi,  News

    Santa Maria del Carmine

    CENNI STORICI SULLA MADONNA DEL CARMINE DELLA PARROCCHIA S. MARIA ASSUNTA IN APRICA[1] 

    SITUAZIONE INIZIO ‘900

    A quel tempo, le frazioni del territorio di Aprica: S.Pietro, Ospitale, Dosso, Mavigna, S.Maria, Liscidini, Liscedo e Belvedere, facevano parte di un'unica parrocchia, denominata di "S.Pietro" con chiesa e casa parrocchiale in detta contrada.

    In frazione S.Maria, esisteva un'altra chiesa, dedicata alla Beata Vergine Assunta, nella quale il parroco di S. Pietro, svolgeva le Sacre Funzioni per gli abitanti delle frazioni basse.

    In questa Chiesa, erano presenti all'epoca, le seguenti statue e raffigurazioni che sono visibili tuttora:

    • Statua della Beata Vergine Assunta, anno 1736.
    • Statua della Madonna del Carmine, anno 1862.

    Ai piedi del Simulacro, è riportata la seguente scrittura:

    "Mediante generosa offerta del Sig. Domenico Bozzi[2] detto Moret, venne erretta la presente opera per sua divozione l'anno MDCCCLXII, 1862.”

    ✳️✳️✳️

    In quell'anno, la popolazione dovette fare i conti anche con il flagello dell’afta del bestiame, ecco la descrizione nella cronaca del tempo

    "Già de qualche tempo serpeggiava nei luoghi circonvicini l'afta del bestiame.Il giorno di S. Pietro, si sparse fulminea la notizia che era scoppiata nell'alpe Pila si disse portata dalle pecore bergamasche che vi alpeggiavano, poi in Fraitina e già cominciava la mortalità. Un'afta maligna di cui non si ricorda l'eguale.”

    "A decine e decine si seppellivano le mucche, mentre le popolazioni interessate erano in grande agitazione. Le perdite di questi parrocchiani che alpeggiavano specialmente in Pila, Nembra e Magnolta furono enormi. Oltre un centinaio di bovine morte (ed erano le migliori), tutte le altre (tranne una quindicina che si erano ricoverate per tempo nei maggenghi) furono colpite dall'afta e rovinate, deprezzate di due terzi. Aggiungendo a questo anche la perdita del frutto annuo, le spese di medicinali o iniezioni di siero, non si esagera affatto nel calcolare nei soli nostri parrocchiani oltre 400.000 Lire di danno."

    "Si fecero anche processioni, con una si giunse al limitare della Val Belviso, ma era l'ora della giustizia di Dio."

    ✳️✳️✳️

    Tra le opere realizzate nel corso dell'anno è da ricordare la realizzazione dell'impianto idraulico della casa parrocchiale.

    "Eseguito dalla ditta Cardelio, l'impianto con triplice spina e due latrine inglesi, che costò 1.450 Lire."

    Passando alla chiesa:

    "… fu cambiata inoltre la vetrata, formata da molti e malsicuri vetri legati in piombo, all'altare della Madonna del Carmine con un'unica lastra di vetro, pagata da Carugo Maria, maestra.”

    ✳️✳️✳️

    Maggio 1928: il Simulacro della Madonna del Carmine va in trasferta, curioso avvenimento che riportiamo:

    "Nei mesi di aprile e maggio la pioggia era insistente e la campagna languiva, le popolazioni delle due parrocchie richiesero delle funzioni particolari, quelli di S. Pietro poi domandavano di trattenere per qualche tempo nella loro chiesa la nostra Madonna del Carmine. Si organizzò una processione solenne con confraternite e una massa imponente di popolo, si portò il Simulacro nella chiesa di S. Pietro dove restò esposto alla pubblica venerazione per una settimana. I nostri ascesero poi a riprenderlo e tutti compatti si scese quaggiù. Il bel tempo tornò. Già altre volte si fecero simili funzioni, che devono certo tornare care alla Vergine, specie perché servono ad affratellare sempre più due popolazioni, che troppo hanno bisogno di essere unite in comunione di intenti e di opere."

    ✳️✳️✳️

    Luglio 1935: durante il mese di luglio, la statua della Madonna del Carmine, andò di nuovo in trasferta.

    "Si portò il Simulacro a S. Pietro, ove rimase per otto giorni; la terza di luglio fu riportata in parrocchia per celebrare solennemente la festa. Questa divozione, per ottenere la sospirata pioggia. La Beata Vergine del Carmine ci ha esauditi anche questa volta."

    Degna di nota, la celebrazione della festa dell'Assunta, presso l'Alpe Magnolta.

    Se ne riporta la cronaca, tratta dalla stampa dell'epoca.

    "Mentre il turbinio della vita cittadina si è riversato quassù a stordirci nella quiete abituale del nostro paese, l'anima nostra si stringe più intimamente all'altare del Signore. La festa titolare, condecorata da numeroso e distinto Clero, riuscì edificante per frequenza ai SS.Sacramenti e per quell'atmosfera di pietà che non si lasciò distrarre da divertimenti profani. Il giorno dopo, lento e devoto, usciva dalla parrocchiale il sacro corteo che si avviava verso l'Alpe Magnolta. Nel primo bosco di abeti si unisce a quella di S. Pietro, che, in fraterna armonia, come già fece in precedenza, non è ancora un mese per la Madonna del Carmine, vuol celebrare lassù vicino alla Croce, la festa votiva di S.Rocco."

    "Le invocazioni ai Santi si susseguono in mezzo al garrire degli uccelli che trillano nella pineta: i confratelli e le giovani fanno eco al canto del parroco, mentre i buoni vecchi e le buone donne, che incominciano a far coda, recitano il S.Rosario."

    "Sono le dieci. Siamo usciti dalla pineta vicino alla baita dei pastori. Ammiriamo bella ed elegante una nuova Croce, che la pietà dei nostri pastori ha voluto quassù a sostituire l'altra poco distante corrosa dal tempo e dalle intemperie. L'acqua lustrale cade sul legno della Redenzione che i fedeli, dopo una breve adorazione si susseguono a baciare con religiosa devozione. Si prepara l'altare da campo: e lì, ai piedi della nuova Croce, si celebra il Divin Sacrificio. Il canto della Messa degli Angeli ha qualche cosa di grave e solenne: sembra di udire le montagne di Belviso rispondere ai sacri accenti e di vedere la Valtellina estatica nel contemplare la suggestiva cerimonia. Da lungi il Monte Rosa, più vicino il Disgrazia e il Pizzo Scalino con l'appendice del Bernina e poi Cima Piazzi, il lontano Stelvio e l'Adamello, sono tante vigili e candide sentinelle che ispirano l'oratore a cantare l'inno della montagna nelle bellezze della natura e nei disegni di Dio. Bello il parallelo tra la montagna del calvario e la nostra montagna su cui vigilano la Croce a protezione e parafulmine contro i castighi di Dio.

    ✳️✳️✳️

    1958: nella ricorrenza dell'anno Mariano, il vecchio altare della Madonna del Carmine viene demolito e sostituito con uno nuovo, interamente in marmo. "… Quest'opera, realizzata con il concorso di tutta la popolazione, è la testimonianza chiara che la devozione alla Madonna del Carmelo è rimasta ancor viva e operante nel patrimonio religioso ricevuto dai nostri Padri".

    ✳️✳️✳️

    1959: per rafforzare questa devozione nel novembre di quell'anno la Parrocchia si è ufficialmente consacrata alla Madonna. Nel corso di una solenne giornata sono state celebrate le diverse funzioni affinché questa consacrazione fosse "totalitaria".


    [1] tratti dalla “Cronistoria della Parrocchia”

    [2] Da una testimonianza di Cioccarelli Domenico: “Si narra che la famiglia BOZZI allora utilizzasse l’alpeggio presso la malga delle Radici di Campo (chiamata anche la valle del latte) in Val Belviso con oltre 150 capi. A fine stagione, verso ottobre inoltrato, ci fu una grande nevicata con oltre quattro metri di neve. I malghesi  recuperarono con uno sforzo sovrumano i capi e rientrarono in Aprica (non vi erano allora strade). In quel frangente tutto il paese si mosse e diede manforte ma fu una impresa colossale, non riuscirono a portare in salvo tutte le mucche, e quattro manze della famiglia Bozzi mancavano all'appello: furono date per morte e disperse. Si racconta che rimontando la montagna la primavera successiva le quattro manze della famiglia Bozzi furono ritrovate ancora vive e in salute. Domenico Bozzi si considerò miracolato e con un gesto stupendo le vendette e donò, con il ricavato, la statua della Vergine Del Carmine alla nostra Parrocchia.”